Già in precedenza è stato affrontato l’argomento della stampa 3d da un punto di vista squisitamente tecnico. Ma cosa dire riguardo alla potenziale strumentalizzazione nonché all’accessibilità di questa nuova ed importantissima tecnologia?
Il rischio di strumentalizzazione delle nuove tecnologie
Va evidenziato come, già da qualche tempo, a seguito dell’introduzione della stampa 3d si siano verificati episodi singolari che hanno fatto pensare circa la sua bontà intrinseca: se negli Stati Uniti c’è chi l’ha già denunciata come potenziale mezzo di creazione ed approvvigionamento di armi da fuoco, fortunatamente c’è anche chi sta sfruttando tale tecnologia per replicare tessuti umani organici al fine di curare patologie ad oggi ritenute letali. La strumentalizzazione della tecnologia è un rischio che l’uomo nei secoli ha sempre dovuto affrontare e che può interessare ogni importante innovazione. Non è tanto la scienza quanto l’uso che di essa se ne fa: questa la variabile fondamentale che fa di ciascuna scoperta la protagonista dell’avanzamento culturale e tecnologico di una civiltà oppure, all’opposto, il suo inesorabile declino.
Dall’esclusività al consumo di massa
Ogni innovazione tecnica che si rispetti ha generalmente un costo iniziale molto alto: ciò comporta naturalmente che siano davvero pochi i soggetti in grado di accedervi. Andando avanti nel tempo è poi naturale che questo costo scenda sensibilmente in modo da concedere alla gran parte del pubblico consumatore la possibilità di acquisto. Così accade oggi nella stampa 3d: già all’estero, ed in particolare negli Stati Uniti, sono già disponibili alcuni modelli in grado di riprodurre piccoli oggetti (il cui range si aggira in media intorno ai 14cm di altezza x 14cm di lunghezza x 14cm di profondità) a prezzi che oscillano tra i 400 ed i 700 dollari, abbattendo un costo iniziale che si aggirava in media intorno ai 2000 dollari (fonte: MakerBot). All’abbattimento del costo iniziale è seguita inoltre una semplificazione delle modalità d’uso ed un adattamento dei materiali usati nel processo di stampa.
Al nuovo segue il “vecchio”: le occasioni tecnologiche del mercato dell’usato
All’avanzamento della scienza e delle tecniche di produzione fa sempre seguito una diminuzione di prezzo dei beni che sono stati prodotti attraverso l’impiego della tecnologia appena precedente. Questo fenomeno vale sia per il mercato delle stampanti che per quello dei macchinari ad uso industriale e terziario in genere. In questo modo trova terreno fertile la vendita dell’usato, che rende competitivo e redditizio vendere un macchinario usato. E’ vantaggioso quindi stare ben attenti all’introduzione di innovazioni informatiche e tecnologiche: comprare un macchinario usato, in buono stato e garantito, spesso si rivela la scelta vincente a discapito dell’acquisto di un macchinario sì nuovo ma molto più costoso e… destinato a divenire obsoleto in ben poco tempo.








