il futuro: stampanti portatili PR2 e PR3

stampanti portatili PR2 e PR3

stampanti portatili PR2 e PR3

 

Intermec, l’azienda statunitense specializzata nella progettazione e nella produzione di dispositivi elettronici portatili per aziende e liberi professionisti ha recentemente immesso sul mercato due nuovi gioielli tecnologici che già hanno riscosso l’interesse degli esperti del settore e sono destinati a ottenere un favorevole consenso da parte del mercato. Stiamo parlando delle nove stampanti portatili PR2 e PR3 che, in ragione delle loro ridotte dimensioni e della componentistica utilizzata nella loro produzione, sono attualmente i dispositivi più piccoli e leggeri della loro categoria e permettono, pertanto, con un minimo ingombro di stampare ricevute e fatture “sul campo”.

Tuttavia, non sono solo la maneggevolezza e la portabilità, i punti di forza di questi nuovi prodotti di Intermec per la stampa, a queste importanti caratteristiche devono essere aggiunte quelle, non meno fondamentali, che riguardano l’autonomia, interfacci abilità e, soprattutto in questi momenti di congiuntura economica negativa, il risparmio che l’adozione di questi strumenti consente di realizzare.

Per quanto riguarda l’autonomia d’utilizzo, le stampanti PR2 e PR3 garantiscono un’autonomia operativa pari a 118 metri di stampa per la versione PR2 e di 89 metri per la versione PR3. Tali valori garantiscono un utilizzo, senza dover ricorrere ad alimentazione esterna o ricarica, durante tutto l’arco diurno ovvero quello notturno, conferendo in tal modo tutta l’autonomia richiesta dalla clientela. Peraltro, va sottolineato che grazie a un’apposita tecnologia contenuta nell’hardware di questi due dispositivi, sia la stampante PR2 sia il modello PR3 sono in grado di fornire, in tempo reale, il valore di consumo della batteria e indicano, all’approssimarsi della fine della carica, la necessità di sostituzione della stessa. Inoltre, va sottolineato che le batterie possono essere ricaricate in maniera indipendente dal corpo della stampante e, pertanto, sono così annullati i tempi morti di utilizzo del dispositivo durante i periodi di ricarica.

Sul versante dell’interfacciabilità, le stampanti PR2 e PR3 possono dialogare con tutti i prodotti Intermec di cui, ovviamente, ne condividono il software di funzionamento. Tale comunicazione, peraltro, può addirittura avvenire tramite un sistema wireless grazie alla comoda interfaccia bluetooth che garantisce un veloce carico e scarico dei dati per realizzare un risparmio sia in termini di tempo sia di batteria impiegata nella specifica attività. Non meno importante è, inoltre, l’interfacciabilità di tipo hardware che si realizza tramite il possibile comune utilizzo della stessa base di alloggiamento e di ricarica della linea di computer palmari della Intermec. A possibilità di impiegare la base FlexDock anche per le stampanti PR2 e PR3 consente perciò un evidente risparmio nella spesa destinata agli accessori e consente, nello stesso tempo, di ottenere la massima modularità nella linea di prodotti Intermec.

Infine, ma non certo per importanza, deve essere rilevato l’abbattimento dei costi operativi che le stampanti PR2 e PR3 consentono di realizzare. L’impiego della base FlexDock permette un risparmio sino al 20% rispetto alle altre soluzioni di mercato che imporrebbero l’acquisto, a parte, di un accessorio analogo e l’utilizzo del software Intermec mette in condizione il cliente di beneficiare dei futuri aggiornamenti delle applicazioni con risparmi di circa il 70% rispetto all’acquisto di software ex-novo.

La rivoluzionaria tecnica della stampa 3d

Il progresso tecnologico che ha caratterizzato, e sta caratterizzando questi anni d’inizio millennio ha tradotto in realtà delle idee che, solamente pochi decenni fa, erano considerate pura fantascienza. Una di queste è, di sicuro, quella della stampa a tre dimensioni o stampa 3d. Con questa rivoluzionaria tecnologia è possibile, infatti, creare un modello tridimensionale di un oggetto tramite un computer per, successivamente, ordinare alla stampante di tradurre tale modello nella realtà creando una riproduzione in materiale plastico dell’immagine disegnata. Peraltro, per capire quale sia la portata innovativa di questa straordinaria tecnologia, è opportuno soggiungere che i costi di questi tipi di stampanti, che erano proibitivi sino a qualche tempo addietro, sono oggi alla portata di tutti. Infatti, alcune aziende commercializzano stampanti 3d a partire da circa 500 Euro, contribuendo in tal modo alla diffusione di questo innovativo sistema per “creare” degli oggetti.

Nel dettaglio, da un punto di vista del funzionamento, sono sostanzialmente 4 le tecnologie attualmente impiegate da queste stampanti: sinterizzazione laser, laminazione laser, deposizione fusa e la cosiddetta “digital light processing”. Una breve panoramica per ognuno di questi sistemi ci consentirà non solo di apprendere i loro meccanismi di funzionamento ma, soprattutto, le grandissime potenzialità che questa tecnologia destinata a diventare lo standard futuro.

La sinterizzazione laser e la laminazione laser utilizzano, ambedue, la luce di un laser ad alta frequenza e calore. Nel primo caso (sinterizzazione) la luce laser è impiegata per riscaldare delle polveri di metallo o plastiche creando uno strato di materiale compatto. Nel secondo caso (laminazione), invece, il raggio di luce viene utilizzato per ritagliare e modellare delle sottili lamine. Al termine, per ambedue i sistemi, la stampante unirà le lamine così prodotte formando l’oggetto obiettivo della stampa.

La deposizione fusa e il “digital light processing” sono invece due metodologie di stampa 3d che utilizzano anch’esse il calore ma che plasmano l’oggetto nella sua interezza e non, come nelle tecniche precedenti, per fasi successive. Nella deposizione fusa è un ugello incandescente che trasforma la materia prima costituita da granuli di plastica nell’oggetto finale, mentre con il sistema “digital light” una luce laser ha il compito di indurire, tramite calore, delle fibre plastiche in sospensione.

Per quanto detto finora, le stampanti 3d hanno l’indiscusso vantaggio di poter creare un oggetto, che di solito è un prototipo o un modellino di studio a premessa della produzione su scala industriale, in maniera piuttosto economica senza dover organizzare un dispendioso ciclo produttivo ad hoc per un unico prodotto. In secondo luogo, la stampa 3d consente una spiccata versatilità. Infatti, sono sempre di più gli oggetti che possono essere riprodotti da queste stampanti e, pertanto, è sempre maggiore il numero delle aziende che si sono dotate di tale sistema con ovvi benefici sul campo delle risorse destinate alla ricerca e allo sviluppo futuro.

Sebbene la stampa 3d richieda ancora un perfezionamento sul versante dei tempi impiegati dalla macchina per realizzare l’oggetto, a detta di molti ancora troppo lunghi, resta che questa tecnologia è davvero quanto di più tecnologicamente avanzato può disporre l’industria manifatturiera di oggi.

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