La rivoluzionaria tecnica della stampa 3d

Il progresso tecnologico che ha caratterizzato, e sta caratterizzando questi anni d’inizio millennio ha tradotto in realtà delle idee che, solamente pochi decenni fa, erano considerate pura fantascienza. Una di queste è, di sicuro, quella della stampa a tre dimensioni o stampa 3d. Con questa rivoluzionaria tecnologia è possibile, infatti, creare un modello tridimensionale di un oggetto tramite un computer per, successivamente, ordinare alla stampante di tradurre tale modello nella realtà creando una riproduzione in materiale plastico dell’immagine disegnata. Peraltro, per capire quale sia la portata innovativa di questa straordinaria tecnologia, è opportuno soggiungere che i costi di questi tipi di stampanti, che erano proibitivi sino a qualche tempo addietro, sono oggi alla portata di tutti. Infatti, alcune aziende commercializzano stampanti 3d a partire da circa 500 Euro, contribuendo in tal modo alla diffusione di questo innovativo sistema per “creare” degli oggetti.

Nel dettaglio, da un punto di vista del funzionamento, sono sostanzialmente 4 le tecnologie attualmente impiegate da queste stampanti: sinterizzazione laser, laminazione laser, deposizione fusa e la cosiddetta “digital light processing”. Una breve panoramica per ognuno di questi sistemi ci consentirà non solo di apprendere i loro meccanismi di funzionamento ma, soprattutto, le grandissime potenzialità che questa tecnologia destinata a diventare lo standard futuro.

La sinterizzazione laser e la laminazione laser utilizzano, ambedue, la luce di un laser ad alta frequenza e calore. Nel primo caso (sinterizzazione) la luce laser è impiegata per riscaldare delle polveri di metallo o plastiche creando uno strato di materiale compatto. Nel secondo caso (laminazione), invece, il raggio di luce viene utilizzato per ritagliare e modellare delle sottili lamine. Al termine, per ambedue i sistemi, la stampante unirà le lamine così prodotte formando l’oggetto obiettivo della stampa.

La deposizione fusa e il “digital light processing” sono invece due metodologie di stampa 3d che utilizzano anch’esse il calore ma che plasmano l’oggetto nella sua interezza e non, come nelle tecniche precedenti, per fasi successive. Nella deposizione fusa è un ugello incandescente che trasforma la materia prima costituita da granuli di plastica nell’oggetto finale, mentre con il sistema “digital light” una luce laser ha il compito di indurire, tramite calore, delle fibre plastiche in sospensione.

Per quanto detto finora, le stampanti 3d hanno l’indiscusso vantaggio di poter creare un oggetto, che di solito è un prototipo o un modellino di studio a premessa della produzione su scala industriale, in maniera piuttosto economica senza dover organizzare un dispendioso ciclo produttivo ad hoc per un unico prodotto. In secondo luogo, la stampa 3d consente una spiccata versatilità. Infatti, sono sempre di più gli oggetti che possono essere riprodotti da queste stampanti e, pertanto, è sempre maggiore il numero delle aziende che si sono dotate di tale sistema con ovvi benefici sul campo delle risorse destinate alla ricerca e allo sviluppo futuro.

Sebbene la stampa 3d richieda ancora un perfezionamento sul versante dei tempi impiegati dalla macchina per realizzare l’oggetto, a detta di molti ancora troppo lunghi, resta che questa tecnologia è davvero quanto di più tecnologicamente avanzato può disporre l’industria manifatturiera di oggi.

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